Nota
Farina. Per questa ricetta usa una farina 00 rinforzata, adatta agli impasti lievitati. La capacità di assorbimento può cambiare da una farina all'altra, quindi durante la lavorazione osserva soprattutto la consistenza dell'impasto. Evita di aggiungere altra farina soltanto perché inizialmente risulta morbido o leggermente appiccicoso: continuando a lavorarlo acquisterà maggiore struttura.
Lievitazione. I tempi indicati sono un riferimento e possono cambiare in base alla temperatura della cucina e alla forza del lievito. Durante i riposi osserva l'impasto oltre all'orologio: prima della cottura deve essere rilassato e leggermente gonfio, senza perdere la forma delle caratteristiche fossette.
Teglia. Le quantità sono calibrate per una teglia rettangolare da 30 × 40 cm. Una teglia di dimensioni molto diverse modifica lo spessore della focaccia e, di conseguenza, anche il risultato e i tempi di cottura.
Conservazione. La Focaccia Genovese è migliore appena preparata, ma può essere conservata a temperatura ambiente per circa 2 giorni. Lasciala raffreddare completamente, poi chiudila bene in un contenitore ermetico o avvolgila accuratamente per non farla asciugare.
Congelamento e riscaldamento. Per conservarla più a lungo, congela la focaccia già cotta e completamente fredda, preferibilmente tagliata in porzioni e chiusa in sacchetti adatti al congelatore. Lasciala scongelare a temperatura ambiente e, prima di servirla, passala per circa 3–5 minuti in forno già caldo a 200 °C. Il calore asciutto aiuta a rendere nuovamente fragranti la superficie e la base. Evita il microonde, che tende ad ammorbidirla e a renderla più gommosa.
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Focaccia Genovese: storia e origini della fügassa
La fügassa accompagna Genova da secoli, anche se la sua storia non comincia con una ricetta precisa come quella che conosciamo oggi. Impasti bassi di farina e acqua cotti vicino al fuoco appartengono a una tradizione molto più antica e diffusa nel Mediterraneo. Lo stesso nome focaccia rimanda al latino focus, il focolare.
Per trovare una traccia concreta a Genova bisogna arrivare al Medioevo. Nel 1392, nell'inventario dei beni di un fornaio, compare una “pala una magna pro fugacis”: una grande pala destinata alle focacce. Non sappiamo quanto quelle preparazioni assomigliassero alla fügassa attuale, ma il documento testimonia che alla fine del Trecento le focacce facevano già parte del lavoro dei fornai genovesi.
Una focaccia che attraversa i secoli
La focaccia compare anche nei racconti della vita sociale genovese. Nel Medioevo veniva consumata durante occasioni importanti, comprese cerimonie religiose, matrimoni e funerali. La consuetudine sarebbe diventata così invadente da portare il vescovo Matteo Gambaro a vietarne il consumo in chiesa durante le funzioni.
La fügassa che conosciamo oggi sarebbe arrivata molto più tardi. Nel corso dei secoli cambiarono la panificazione, gli ingredienti disponibili e le abitudini alimentari, e con essi cambiò anche la focaccia. Le testimonianze dell'Ottocento descrivono preparazioni ormai più vicine a quella moderna.
È una storia fatta quindi di trasformazioni successive, più che di una data di nascita o di un inventore. La focaccia è rimasta sulle tavole genovesi abbastanza a lungo da cambiare insieme alla città.
Dal forno alle strade del porto
È difficile separare la storia della fügassa da quella del porto di Genova. Qui serviva un cibo poco costoso, pratico da mangiare e adatto alle lunghe giornate di lavoro.
Tra i vicoli vicini al porto c'erano forni e sciamadde, locali popolari il cui nome richiama la fiammata del forno. Farinata, torte salate e focaccia uscivano da questi luoghi destinati a una cucina quotidiana, lontana dai banchetti e molto vicina alla vita della strada.
Sulle banchine lavoravano invece i camalli, gli scaricatori che movimentavano le merci delle navi. Una fetta di focaccia poteva essere comprata e mangiata rapidamente, senza allontanarsi a lungo dal lavoro. La fügassa entrò così anche nelle prime ore della giornata del porto, diventando una colazione sostanziosa per chi aveva già iniziato a lavorare.
Il legame con Genova si costruisce anche qui: nei forni, nelle sciamadde e in una città portuale dove la focaccia non era una specialità da riservare alle occasioni, ma qualcosa da mangiare tutti i giorni.
A Genova, anche con il cappuccino
Quell'abitudine mattutina non è scomparsa. Ancora oggi nei panifici genovesi la focaccia si compra presto e c'è chi la accompagna al caffè, al latte o al cappuccino.
E sì, c'è anche chi la intinge direttamente nel cappuccino. Quello che altrove può sembrare un abbinamento insolito, a Genova appartiene semplicemente alle abitudini locali.
Forse è proprio questo particolare a raccontare meglio il posto occupato dalla fügassa nella città. Non è soltanto qualcosa da servire a tavola: è un cibo quotidiano, comprato al forno e mangiato quando capita, dalla mattina in avanti.
Una tradizione arrivata fino ai forni di oggi
Secoli di storia non hanno lasciato una ricetta immobile. La focaccia è cambiata, così come sono cambiati i forni e il modo di lavorare gli impasti. Eppure la Focaccia Genovese ha conservato un'identità abbastanza forte da essere riconosciuta come una preparazione propria della città.
La tradizione professionale ha cercato anche di proteggerne le caratteristiche attraverso il Marchio Collettivo Focaccia Genovese, nato per tutelare e valorizzare la fügassa e il sapere dei panificatori che continuano a prepararla.
È il punto d'arrivo di una storia che non appartiene soltanto ai ricettari. Dalla pala per focacce registrata nel Trecento ai forni genovesi di oggi, la fügassa è rimasta soprattutto quello che è sempre stata per la città: un cibo di tutti i giorni.