Nota
La Ribollita richiede tempo soprattutto per l'ammollo dei cannellini e il riposo della minestra con il pane. Organizzati quindi con almeno un giorno di anticipo. Dopo l'ammollo, cuoci i fagioli finché sono teneri ma non sfatti e conserva la loro acqua di cottura: serve sia per passare una parte dei cannellini sia per regolare la consistenza della minestra.
Il pane toscano raffermo e senza sale rimane la scelta più tradizionale. Se non lo trovi, usa un pane rustico a mollica compatta, preferibilmente poco salato e raffermo da almeno un paio di giorni. Evita pane in cassetta, panini molto morbidi e pani arricchiti con grassi: una volta bagnati non danno alla Ribollita la stessa consistenza.
Durante la lunga cottura delle verdure aggiungi l'acqua dei fagioli poco alla volta. Prima del riposo la minestra deve avere abbastanza liquido perché il pane possa assorbirlo, ma non deve diventare brodosa.
Il giorno successivo la Ribollita sarà molto più compatta. Scaldala a fuoco dolce e mescola spesso dal fondo; se fosse diventata eccessivamente asciutta, aggiungi pochissima acqua calda alla volta. La consistenza finale deve rimanere densa e il pane ormai completamente amalgamato alla minestra.
La ricetta depositata prevede che una metà abbondante dei cannellini venga passata al setaccio. Il passaverdure è un'alternativa pratica; se non ne hai uno, puoi utilizzare anche il mixer a immersione, aggiungendo soltanto l'acqua necessaria a ottenere una crema fluida.
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Artusi e quella zuppa “alla contadina”
Nel 1891 Pellegrino Artusi pubblica La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene. Alla ricetta n. 58 troviamo una “Zuppa toscana di magro alla contadina” che, letta oggi, ha parecchio di familiare: fagioli bianchi, cavolo nero, cavolo cappuccio o verza, bietola, patata e pane raffermo.
Artusi, come spesso gli capita, non si limita alla ricetta. Quel nome così dimesso sembra quasi divertirlo e osserva che la zuppa, benché si faccia chiamare “alla contadina”, è certo che sarà gradita da tutti, anche dai signori, se fatta con la dovuta attenzione.
La parola Ribollita non compare. Del resto, cercare una data di nascita precisa per questo piatto porta facilmente fuori strada. Molto prima di Artusi, nella Firenze del Seicento, Giovanni Del Turco aveva già scritto di una minestra di cipolle e cavolo versata sopra fette di pane. Le ricette non coincidono, ma pane e verdure avevano cominciato a frequentarsi parecchio tempo prima che qualcuno pensasse di fissare su carta una Ribollita.
Nel 2001 la Ribollita finisce dal notaio
La storia prende una piega curiosa nel 2001. La Delegazione di Firenze dell'Accademia Italiana della Cucina conduce una ricerca nelle trattorie fiorentine, mette a confronto le preparazioni e il 24 maggio deposita una ricetta della Ribollita con atto notarile.
Dentro ci sono cannellini, cavolo nero, verza, bietola, patate, pomodoro, cipolle, carote, sedano e pane raffermo. È la ricetta che abbiamo scelto come riferimento per la nostra versione.
Naturalmente nelle case toscane la Ribollita non aspettava un notaio per essere cucinata. Firenze rimane il nome più strettamente associato al piatto, mentre la minestra di pane e preparazioni affini appartengono anche alle tavole di altre zone della Toscana centrale. Da una cucina di casa era inevitabile che uscissero pentole non tutte uguali.
E poi c'è chi ci mette la cipolla cruda
Olio extravergine d'oliva e pepe sono la conclusione più conosciuta. Ma a tavola si può incontrare anche una cipolla fresca, servita cruda accanto alla Ribollita.
Si affetta e se ne aggiunge un po' direttamente nel piatto. Sulla minestra calda, morbida e ormai molto densa, rimane croccante e decisamente pungente.
Non è esattamente un'aggiunta timida. Ed è forse per questo che, per chi la ama, funziona così bene.