Porzioni 4
- Quantità per porzione
- % Valore giornaliero*
- Grassi totali 26g40%
- Grassi saturi 13g65%
- Sodio 450mg19%
- Carboidrati totali 64g22%
- Fibra alimentare 1g4%
- Zuccheri 1g
- Proteine 15g30%
* La percentuale dei valori giornalieri si basa su una dieta di 2000 calorie. I tuoi valori giornalieri potrebbero variare in base al tuo fabbisogno calorico.
Nota
La quantità di brodo effettivamente necessaria può cambiare in base al riso, alla larghezza della casseruola e all'intensità della fiamma. Preparane in abbondanza e tienilo sempre caldo: non è necessario utilizzarlo tutto.
Se non hai il grasso d'arrosto di manzo, puoi sostituirlo con altri 25 g di midollo, arrivando così a 50 g di midollo complessivi. È l'alternativa più semplice quando prepariamo il risotto in casa.
Puoi preparare il risotto sia con lo zafferano in pistilli sia con quello in polvere. I pistilli hanno bisogno di tempo per rilasciare colore e aroma nel brodo, mentre lo zafferano in polvere può essere sciolto in poco brodo caldo e aggiunto verso la fine della cottura.
Per la mantecatura conserva 25 g di burro in frigorifero fino all'ultimo momento. Se dopo aver aggiunto burro e formaggio il risotto risulta troppo compatto, basta poco brodo caldo per riportarlo alla consistenza all'onda.
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La leggenda del Duomo e due secoli di silenzio
Nel 1574, mentre si lavorava alle vetrate del Duomo di Milano, lo zafferano non serviva soltanto in cucina. I vetrai lo usavano per ottenere alcune tonalità di giallo e proprio da qui parte la storia più famosa sulle origini del risotto milanese.
Si racconta che un aiutante del maestro vetraio Valerio di Fiandra, soprannominato Zafferano per la sua abitudine di usare la spezia nei colori, decise di aggiungerla al riso preparato per un banchetto di nozze. Il riso diventò giallo e, secondo il racconto, piacque abbastanza da entrare nella cucina della città.
Il problema è quello che succede dopo: per più di due secoli non abbiamo una ricetta che permetta di seguire quella storia fino al piatto che conosciamo oggi. Bisogna arrivare al 1809 per trovare nel Cuoco Moderno un “Riso giallo in padella” con burro, cipolla, midollo, cervellata, brodo e zafferano. A quel punto gli ingredienti cominciano a suonarci familiari.
C'era anche la cervellata
Se aprissimo un ricettario milanese dell'Ottocento, troveremmo nel risotto qualcosa che oggi non metteremmo in pentola: la cervellata, un insaccato legato alla cucina milanese dell'epoca.
Antonio Odescalchi la usa nel suo Il cuoco senza pretese del 1826, nella ricetta del “Risotto da par vostro”. Cipolla, burro, midollo e grasso vanno sul fuoco, poi arriva il riso e solo dopo il brodo. Lo zafferano aspetta: Odescalchi lo fa aggiungere quando la cottura è già arrivata a circa due terzi. Per chi vuole esagerare ci sono persino funghi o tartufo.
Nel 1829, nel Nuovo cuoco milanese economico di Giovanni Felice Luraschi, compare finalmente un nome molto più familiare: “Risotto alla milanese giallo”. Anche qui troviamo grasso e midollo di bue, zafferano, formaggio grattugiato e ancora lei, la cervellata.
Poi la cervellata esce dalla pentola. Il midollo no.