Porzioni 4
- Quantità per porzione
- % Valore giornaliero*
- Grassi totali 20g31%
- Grassi saturi 9g45%
- Sodio 150mg7%
- Carboidrati totali 10g4%
- Fibra alimentare 1g4%
- Zuccheri 2g
- Proteine 50g100%
* La percentuale dei valori giornalieri si basa su una dieta di 2000 calorie. I tuoi valori giornalieri potrebbero variare in base al tuo fabbisogno calorico.
Nota
La membrana esterna degli ossibuchi tende a contrarsi con il calore. Inciderla in alcuni punti prima di infarinare la carne aiuta a evitare che le fette si arriccino durante la rosolatura e la lunga cottura.
Usa un tegame abbastanza largo da sistemare gli ossibuchi in un solo strato. Durante la cottura il liquido non deve coprirli completamente: aggiungi il brodo caldo poco alla volta, solo quando il fondo ne ha bisogno. Deve rimanere un intingolo concentrato, non trasformarsi in un brodo.
Gli ossibuchi sono pronti quando la carne è molto tenera e comincia a staccarsi facilmente dall’osso. Il tempo può cambiare leggermente in base allo spessore delle fette: se dopo 90 minuti la carne oppone ancora resistenza, continua la cottura aggiungendo poco brodo quando necessario.
Prepara la gremolada soltanto verso la fine. Quando prelevi la scorza del limone evita la parte bianca sottostante, più amara. Aggiungendola poco prima di servire, gli aromi rimangono più freschi e riconoscibili.
Se accompagni l’ossobuco con il Risotto alla Milanese, considera le due preparazioni come un unico piatto: servi il risotto accanto alla carne e distribuisci sull’ossobuco il suo fondo di cottura.
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Non sappiamo con precisione quando sia nato l’ossobuco, ma alla fine dell’Ottocento era già ben radicato nella cucina milanese. Nel 1879 Giuseppe Sorbiatti lo inserisce nel Memoriale della Cuoca e lo descrive come un piatto «molto in uso nel milanese». È una testimonianza interessante anche perché il libro era rivolto alla cucina di famiglia, non soltanto alle grandi tavole dell’epoca.
Pochi anni dopo arriva una conferma ancora più famosa. Nel 1891 Pellegrino Artusi dedica all’“Osso buco” la ricetta numero 358 della Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene. Prima ancora di spiegare come prepararlo, lo presenta come una specialità della cucina lombarda e, con una certa ironia, suggerisce di lasciarla fare ai milanesi per non rischiare di essere canzonati.
Le ricette, però, non sono rimaste identiche nel tempo. Anche confrontando Sorbiatti e Artusi emergono differenze, e nei decenni successivi la preparazione ha continuato ad avere interpretazioni diverse. È uno di quei casi in cui la tradizione non corrisponde a una formula rimasta immobile, ma a un piatto che ha continuato a essere cucinato nelle case e nelle trattorie della città.
Quel legame con Milano ha ricevuto anche un riconoscimento formale. Nel 2007 il Comune di Milano ha riconosciuto l’Ossobuco come De.Co. (Denominazione Comunale), inserendolo tra le preparazioni che rappresentano la tradizione gastronomica della città.