Porzioni 4
- Quantità per porzione
- % Valore giornaliero*
- Grassi totali 50g77%
- Grassi saturi 20g100%
- Sodio 1000mg42%
- Carboidrati totali 83g28%
- Fibra alimentare 7.5g30%
- Zuccheri 16g
- Proteine 49g98%
* La percentuale dei valori giornalieri si basa su una dieta di 2000 calorie. I tuoi valori giornalieri potrebbero variare in base al tuo fabbisogno calorico.
Nota
Per ottenere una pasta al forno ben equilibrata, scola gli ziti molto al dente: continueranno a cuocere per diversi minuti una volta messi in forno.
Se scegli il fiordilatte al posto della provola, taglialo con anticipo e lascialo scolare bene. Una mozzarella troppo ricca di siero può rilasciare acqua nella teglia e rendere il fondo meno compatto.
Il ragù può essere preparato anche il giorno prima e conservato in frigorifero dopo averlo lasciato raffreddare. Oltre a dividere il lavoro in due giornate, il riposo permette ai sapori di amalgamarsi ulteriormente.
La carne utilizzata per cuocere il ragù non viene aggiunta alla teglia: una volta pronta, puoi tenerla da parte e servirla separatamente come secondo piatto.
Gli ziti al forno avanzati si conservano in frigorifero, ben coperti, per 2-3 giorni. Prima di servirli, scaldali in forno finché saranno nuovamente caldi anche al centro.
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Gli ziti, dalla pasta lunga alla teglia
Gli ziti appartengono alla tradizione gastronomica del Sud Italia e sono particolarmente legati alla cucina napoletana. Sono fatti con semola di grano duro e, nella loro forma originale, sono lunghi circa 25 centimetri, lisci, tubolari e cavi. A prima vista possono ricordare i bucatini, ma hanno un diametro maggiore.
A Napoli e in buona parte del Sud è normale comprarli lunghi e spezzarli a mano prima di cuocerli. Si prendono pochi ziti alla volta e si rompono in pezzi più corti; insieme alla pasta finiscono inevitabilmente anche i piccoli frammenti prodotti dalla rottura.
A questo gesto è legato uno dei racconti popolari più conosciuti sugli ziti. Si racconta che un tempo, la domenica mattina, nei vicoli di Napoli si sentisse dalle case il rumore della pasta spezzata, mentre le famiglie cominciavano a preparare il pranzo. È un'immagine tramandata dalla tradizione popolare più che un episodio storicamente documentato, ma racconta bene quanto questo formato fosse legato alla cucina domestica.
Da dove viene il nome “ziti”?
Il nome porta direttamente al dialetto napoletano. “Zito” e “zita” significano fidanzato e fidanzata e possono indicare, in particolare, i promessi sposi.
Secondo la tradizione, il nome della pasta sarebbe legato proprio ai pranzi di nozze, durante i quali gli ziti venivano serviti agli invitati. Da qui sarebbe nata l'associazione tra questo formato e gli ziti, gli sposi.
Era una pasta adatta alle occasioni importanti anche per il modo in cui veniva condita. La forma cava trattiene bene i sughi densi e corposi della cucina napoletana, primo fra tutti il ragù. Con la pasta al forno il condimento entra negli ziti e si distribuisce nella teglia insieme agli altri ingredienti, dando origine a uno dei piatti più ricchi della cucina di casa napoletana.