Cannoli Siciliani: storia, origini e tradizione

Cannoli Siciliani con ricotta, pistacchio e arancia candita

Provare a scoprire chi ha preparato il primo cannolo siciliano significa entrare in una storia dove documenti e leggende continuano a incrociarsi. Durante le nostre ricerche abbiamo incontrato Cicerone, gli Arabi, le donne degli harem di Caltanissetta, i conventi siciliani e il Carnevale.

Il problema è che non tutte queste storie hanno lo stesso peso.

Alcune poggiano su testimonianze storiche, altre sono state tramandate e ripetute fino a diventare quasi inseparabili dal cannolo stesso. Abbiamo quindi provato a seguire le tracce disponibili, distinguendo quello che possiamo documentare da quello che, per quanto affascinante, rimane un racconto.

Davvero Cicerone parlava già di cannoli?

È una delle storie più sorprendenti che abbiamo incontrato.

A Marco Tullio Cicerone, che trascorse un periodo in Sicilia nel I secolo a.C., viene attribuita una frase latina che descriverebbe una preparazione cilindrica di farina riempita con un alimento dolce a base di latte:

“Tubus farinarius dulcissimo edulio ex lacte fartus.”

A prima vista sembra quasi la descrizione di un cannolo.

C’è però un problema: non abbiamo trovato elementi sufficienti per trattare quella frase come una prova che Cicerone conoscesse il cannolo siciliano nel senso moderno del termine.

La citazione compare in ricostruzioni gastronomiche molto più tarde ed è stata ripresa, tra gli altri, da Alberto Denti di Pirajno in Siciliani a tavola. Anche nelle ricostruzioni contemporanee viene spesso presentata a metà strada tra storia e leggenda.

C’è poi un’altra traccia che rende la vicenda ancora più interessante. Nel Dizionario Siciliano-Italiano-Latino di Michele Del Bono, pubblicato a Palermo nel 1751, troviamo una descrizione di una pasta lavorata a forma di cannello e riempita di biancomangiare, accompagnata proprio dall’espressione latina che in seguito sarebbe stata associata a Cicerone.

Il Settecento ci lascia quindi una testimonianza interessante. Portare da qui il cannolo fino alla Roma del I secolo a.C., però, richiede un salto che i documenti a nostra disposizione non permettono di fare.

E se tutto fosse cominciato nella Sicilia araba?

La storia più famosa ci porta molti secoli più avanti, nella Sicilia sotto dominazione islamica, tra IX e XI secolo.

Il luogo indicato più spesso è Caltanissetta.

Secondo il racconto, alcune donne dell’harem dell’emiro avrebbero preparato un dolce dalla forma cilindrica durante le assenze del loro signore. In alcune versioni della leggenda, persino la forma del cannolo avrebbe avuto un significato allusivo.

È una storia che si presta benissimo a essere raccontata. Dimostrarla è un’altra cosa.

Non abbiamo trovato documenti medievali che consentano di attribuire l’invenzione del cannolo alle donne di un harem di Caltanissetta. Anche negli studi che abbiamo consultato questa ricostruzione viene presentata come parte delle leggende popolari legate al dolce.

Questo non cancella l’importanza della presenza araba nella storia gastronomica della Sicilia. L’influenza della cultura islamica sull’alimentazione e sulla pasticceria dell’isola è un contesto storico reale.

Ma tra riconoscere quell’influenza e sapere chi abbia preparato il primo cannolo c’è una bella differenza.

Poi entrano in scena i conventi

A questo punto le storie cambiano ambientazione.

Una delle versioni più diffuse racconta che, terminata la dominazione araba, alcune donne legate alle corti musulmane si convertirono al cristianesimo e si ritirarono nei conventi. Con loro sarebbero entrate anche conoscenze e preparazioni sviluppate in precedenza.

È qui che, secondo il racconto, il cannolo sarebbe passato dagli harem ai monasteri.

Il collegamento è suggestivo, ma non abbiamo trovato documenti che permettano di seguire questo passaggio passo dopo passo.

Quello che sappiamo è che i conventi femminili ebbero un ruolo importante nella pasticceria siciliana. Per secoli furono luoghi nei quali nacquero, si conservarono e si perfezionarono numerose preparazioni dolciarie.

Anche il cannolo finì dentro questa tradizione.

A Palermo, per esempio, una leggenda lo collega alle monache del monastero di Santa Maria di Monte Oliveto, conosciuto come Badia Nuova. Si racconta che, durante il Carnevale, avessero preparato uno scherzo facendo uscire da un rubinetto della ricotta dolce al posto dell’acqua.

Una storia perfetta da raccontare a Carnevale. Molto meno adatta, però, a stabilire chi abbia inventato davvero il cannolo.

Il nome ci lascia una traccia più concreta

Se sull’inventore dobbiamo procedere con cautela, sul nome abbiamo qualche certezza in più.

Cannolo deriva da “canna”.

E non è soltanto una somiglianza linguistica. Prima dell’arrivo dei cilindri metallici utilizzati oggi, la pasta veniva avvolta intorno a pezzi di canna per ottenere la caratteristica forma tubolare.

La documentazione della Regione Siciliana dedicata ai Prodotti Agroalimentari Tradizionali ricorda ancora l’uso dell’Arundo donax, la comune canna, per dare forma al dolce.

Qui storia del nome e tecnica tradizionale si incontrano in maniera molto più convincente.

E il famoso rubinetto delle monache? Rimane una bella storia, probabilmente favorita anche dal gioco sul significato della parola cannolo.

Il Carnevale, invece, lascia delle tracce

Più continuiamo a cercare indietro nel tempo, più le origini diventano sfuggenti. Con il Carnevale, invece, il terreno cambia.

Nell’Ottocento Giuseppe Pitrè, medico ed etnografo palermitano che dedicò gran parte del proprio lavoro alle tradizioni popolari siciliane, parla del cannolu come di uno dei cibi apprezzati durante il Carnevale.

A quel punto il cannolo non è più soltanto il protagonista di una storia raccontata secoli dopo. Lo troviamo inserito in una tradizione festiva siciliana documentata.

Anche le fonti regionali dedicate ai prodotti tradizionali conservano questo legame e ricordano il consumo del cannolo durante il periodo di Carnevale e Pasqua.

Oggi possiamo mangiarlo praticamente in qualsiasi momento dell’anno. Storicamente, però, non è sempre stato così.

Quando il cannolo smette di aspettare il Carnevale

Il passaggio da dolce delle feste a presenza stabile nelle pasticcerie non avviene da un giorno all’altro.

Una traccia interessante arriva da Piana degli Albanesi e Santa Cristina Gela, dove esiste una tradizione specifica del cannolo riconosciuta dalla Regione Siciliana.

Le testimonianze raccolte nella documentazione regionale lo collocano sulle tavole festive già alla fine dell’Ottocento. Dagli anni Sessanta del Novecento, invece, la produzione si estende progressivamente a gran parte dell’anno.

È un cambiamento importante.

Il cannolo esce dal calendario delle occasioni speciali e diventa qualcosa che una pasticceria può preparare regolarmente. Da lì il passo verso uno dei dolci siciliani più riconoscibili è molto più breve.

E non esiste nemmeno un unico cannolo identico in tutta la Sicilia. La stessa documentazione regionale distingue, per esempio, il cannolo alla ricotta legato alla Sicilia occidentale dal cannolo tradizionale di Piana degli Albanesi e Santa Cristina Gela.

Una storia comune, quindi, ma con identità locali che non sono scomparse.

Cosa significa davvero il riconoscimento PAT?

Oggi il Cannolo alla ricotta, o cannolo siciliano, compare nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) della Sicilia.

Nella documentazione regionale troviamo riferimenti territoriali a Paceco, Erice, Trapani e Valderice. Nello stesso repertorio viene registrata separatamente anche la tradizione di Piana degli Albanesi e Santa Cristina Gela.

C’è però una distinzione importante.

Il riconoscimento PAT documenta il legame storico di un prodotto e dei suoi metodi di lavorazione con un territorio. Non ci dice chi ha inventato il cannolo e non trasforma una delle tante storie sulle sue origini in un fatto accertato.

È proprio qui che, durante la ricerca, abbiamo trovato la distanza maggiore tra la storia documentabile e quella che spesso viene raccontata online.

Quindi chi ha inventato il cannolo?

Dopo aver seguito tutte queste piste, un nome non c’è.

Non possiamo dimostrare che il cannolo esistesse già ai tempi di Cicerone. Non abbiamo un documento che attribuisca la sua nascita alle donne degli harem di Caltanissetta. E non possiamo ricostruire con certezza un passaggio diretto dagli harem ai conventi.

Quello che riusciamo a vedere è un percorso.

Il cannolo entra nella tradizione siciliana, si lega alle feste e soprattutto al Carnevale, compare nelle testimonianze raccolte nell’Ottocento e, nel corso del Novecento, esce progressivamente dal calendario festivo fino a diventare una presenza stabile nelle pasticcerie.

Le leggende non devono necessariamente sparire perché non possiamo dimostrarle. Raccontano comunque qualcosa del modo in cui, nel tempo, i siciliani hanno spiegato e tramandato l’origine di questo dolce.

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